Negli ultimi anni l’eleganza e la raffinatezza dei pavimenti della tradizione sta tornando prepotentemente di moda. Il grande classico dell’edilizia italiana, il pavimento in graniglia di marmo (terrazzo alla veneziana o seminato alla veneziana), oggi è oggetto di un rinnovato interesse da parte dei proprietari impegnati in interventi di ristrutturazione e/o riqualificazione di immobili esistenti.
Non solo, sempre più di frequente questo pavimento viene realizzato ex novo per donare agli ambienti un’atmosfera senza tempo. Non mancano le imitazioni, il mercato della ceramica da qualche anno propone grafiche che ne riproducono la texture.
Perché questo rinnovato interesse verso le pavimentazioni della tradizione? Quale tipologia di interventi sono necessari per un loro recupero o ripristino?
Lo abbiamo chiesto a Franco Tornatore della PCM Srls, imprenditore romano che da molti anni opera nel settore del recupero di pavimenti storici.
Rinnovato interesse per i pavimenti della tradizione
Per quale motivo oggi si sceglie di recuperare un “vecchio” pavimento come ad esempio un terrazzo alla veneziana?
Il concetto di recupero oggi permea la nostra quotidianità. Fino a qualche anno fa ciò che era considerato ‘vecchio’, anche nel campo dell’edilizia, veniva sostituito. Oggi la tendenza è completamente opposta, vuoi perché c’è maggior consapevolezza nei confronti della sostenibilità, vuoi perché la moda riprende lo stile del passato, vuoi perché i giovani clienti dimostrano una spiccata sensibilità verso la tradizione, vuoi per motivazioni di natura anche economica insomma… Oggi i “vecchi” pavimenti non si sottraggono all’esigenza e voglia di un recupero del passato.
Certo, quando i pavimenti hanno i loro anni dobbiamo fare i conti con le ingiurie del tempo e comprendere come procedere: effettuare un recupero o piuttosto decidere per un rifacimento completo, se non addirittura pensare al cambio radicale del pavimento.
Ecco, questo è il momento in cui riflettere e soppesare le diverse ipotesi al vaglio.
Quando parlo di “vecchie” pavimentazioni faccio riferimento ai pavimenti classici della tradizione italiana, tra questi: le cementine, i marmettoni, le graniglie, i pavimenti in cotto e il parquet.
Cosa si intente con il termine “ripristino”? Quali sono le tipologie di intervento?
Ripristinare significa levigare e lucidare ad esempio i marmettoni degli anni ’50 oppure le graniglie realizzate tra gli anni ’30 e ’60 del secolo scorso. Significa la deceratura, pulizia e trattamento delle cementine realizzate tra la fine dell’800 e i primi 30 anni dell’900, oppure quella dei pavimenti in cotto fatto a mano. Significa la lamatura, consolidamento, stuccatura, verniciatura, ceratura o oleatura dei pavimenti in legno.
I terrazzi alla veneziana, che a Roma hanno avuto il loro massimo splendore nei primi anni del ‘900, oggi tornano di moda e vengono così recuperati e ripristinati.
Sempre nell’ambito della ristrutturazione, molti clienti decidono di realizzare anche dei nuovi pavimenti che si integrano, oppure risultano in contrasto, a quelli della tradizione.
È possibile realizzare un nuovo pavimento alla veneziana “uguale” all’esistente qualora si renda necessario il ripristino di una porzione mancante del “vecchio” pavimento?
Tempo fa un architetto ci contattò perché voleva realizzare un ripristino di un terrazzo alla veneziana che avesse le stesse caratteristiche cromatiche e morfologiche del pavimento esistente presente all’interno di un negozio prestigioso di Roma.
Immediatamente informai l’architetto che difficilmente oggi è possibile realizzare un pavimento perfettamente uguale a quello costruito negli anni ’30. Perché? Perché sono cambiati i materiali e le tecniche di posa, la “mano” di colui che realizza il pavimento è diversa perciò è impossibile garantire ripristini UGUALI all’originale, è però possibile farlo SIMILE.
In questo caso, quali sono le operazioni preliminari che portano al ripristino del pavimento?
È opportuno realizzare dei campioni che servono sia al cliente per vedere il risultato finale ma anche a noi terrazzieri per poter intervenire con eventuali modifiche o correzioni.
Lo studio del pavimento esistente è alla base di ogni singolo intervento. Si procede col realizzare una curva granulometrica che ci permette di scegliere il materiale che più si avvicina a quello utilizzato nel pavimento originale. In cantiere, si procede con la rimozione della porzione di pavimento che deve essere ripristinato, si esegue la pulizia del sottofondo, e si passa al corretto posizionamento dei giunti di dilatazione. Infine, si esegue la posa del nuovo terrazzo.
I giunti sono sempre necessari? Perché?
I giunti vengono realizzati al massimo ogni 25 mq. di pavimento realizzato. Servono prevalentemente nella fase di asciugatura del cemento (21/28gg.), il legante maggiormente utilizzato nei terrazzi da noi realizzati, affinché non si creino crepe dovute al ritiro del cemento in fase di stagionatura.
Possono essere realizzati con dei piccoli mosaici 2x2 cm in marmo di carrara come negli anni ’30 oppure con dei listelli di marmo come negli anni ’50/60 oppure con delle lamine di acciaio come negli anni ’60, formando dei quadroni di c.a. cm 80 x 80cm.
Unire due pavimenti continui in graniglia se si abbatte una parete: consigli tecnici e estetici
Se il proprietario decide di abbattere una parete per ampliare l’ambiente, come si risolve il problema della traccia a terra lasciata sul pavimento in terrazzo?
Capita spesso di affrontare interventi di questo tipo, soprattutto qui a Roma quando l’oggetto della ristrutturazione è un immobile realizzato tra gli anni ’30 e ‘60 del secolo scorso.
La soluzione più semplice ed economica e quella inserire una soglia di marmo per coprire la traccia della parete, ma si tratta di una soluzione non sempre esteticamente valida. Vi ricordo che due pavimenti alla veneziana, realizzati in due ambienti diversi, difficilmente avranno la stessa quota, soprattutto negli angoli lontani dalle porte.
Ritornando a noi, oltre alla semplice soglia di marmo è possibile inserire un decoro in mosaico, listelli di marmo oppure delle lamine di acciaio.
Invece, per risolvere il problema della differenza di quota si procede con un taglio del pavimento e se ne rimuovono le sbeccature. Più largo sarà il taglio e meno si noteranno le differenze di quota tra i due pavimenti. Successivamente, si procede con il getto di una nuova mescola.
Consigliamo sempre di utilizzare un impasto diverso da quello esistente perché, come ho detto in precedenza, è difficile ottenere un impasto identico all’originale, potrà essere sì simile ma mai uguale.
Pavimento in microcemento con inserti: l’alternativa moderna al classico terrazzo alla veneziana
In caso di ristrutturazione è possibile realizzare un nuovo pavimento “simil terrazzo” in basso spessore? Quali sono i vantaggi in termini estetici, tecnici e economici?
Oggi il mercato delle pavimentazioni offre soluzioni moderne che rispondono alla richiesta di finiture a basso spessore da utilizzare nell’ambito della ristrutturazione quando si decide di non rimuovere la pavimentazione esistente. Una soluzione alternativa ai pavimenti in terrazzo sono i pavimenti in microcemento. Parliamo di una miscela di inerti di piccolissime dimensioni e leganti cementizi che semplifica e rende più rapida la fase di posa in opera.
Oggi, dal punto di vista tecnico, è possibile realizzare un pavimento in microcemento in soli 4 mm di spessore. I vantaggi sono molteplici: peso ridotto sul solaio, ottima trasmissione del calore e quindi adatto per pavimenti con impianto di riscaldamento radiante, resistente, permette di realizzare ampie campiture senza giunti di dilatazione, facile da pulire manutenere.
Dal punto di vista estetico, se all'interno di un microcemento vengono inseriti dei piccoli frammenti può evocare l’idea di un seminato alla veneziana. Ricordo che si tratta comunque di tue tipologie di pavimentazioni differenti, sia per tipologia di posa in opera e che dal punto di vista estetico/decorativo.
Dal punto di vista economico, scegliere di realizzare un microcemento a basso spessore su una pavimentazione esistente permette di ridurre notevolmente i costi legati alla demolizione delle vecchie pavimentazioni e di conseguenza si ottiene anche una riduzione delle tempistiche di cantiere.
Come avviene la posa di un microcemento su un supporto esistente?
È necessario eseguire una pulitura della superficie esistente con una carteggiatrice. La superficie una volta carteggiata deve essere ripulita. Se necessario si esegue un riempimento con autolivellante, si posa una rete di fibra di vetro (filo 1mm. quadro 3 mm.) e con una spatola si spalma l’impasto fluido ottenuto dalla mescola, quest’ultima composta da quarzo, lattici, cemento a ritiro controllato, polvere di marmo a colore, graniglie (visto il basso spessore gli inerti non possono superare i 3 mm) e ossidi. Dopo 48 ore dalla posa si procede con una leggera levigatura o carteggiatura per far esaltare gli inerti e infine si stende una mano di vernice opaca.
Perché è necessario inserire una rete in fibra di vetro? Quale funzione svolge?
Prevalentemente per evitare che, sempre in fase di asciugatura, si possano creare delle microcavillature.
Per garantire un pavimento bello e duraturo serve la giusta 'cura'
Qualche suo suggerimento circa la pulizia e la manutenzione di queste splendide pavimentazioni?
Il terrazzo alla veneziana è una tipologia di pavimentazione ben conosciuta per il fatto di mantenere intatte le sue caratteristiche tecniche ed estetiche nel tempo. Un pavimento in terrazzo richiede una manutenzione minima. La pulizia è estremamente facile e veloce poiché parliamo di una superficie priva di fughe (igienica).
Circa la pulizia ordinaria consigliamo di utilizzare sempre detergenti neutri. Sarebbe opportuno passare una mano di cera sul pavimento almeno una volta ogni due mesi.
Qualora sia necessario intervenire con una lucidatura, un rispristino o qualsiasi altro intervento che richieda una manutenzione straordinaria della superficie, il consiglio è quello di affidarsi ad aziende qualificate come la PCM Srls.
Le immagini inserite in questo articolo sono per gentile concessione di PCM Srls
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